Angelo Verroca
CHI SONO
La mia storia, la mia “Rapsodia”
“Mi capitò di nascere“
Biografia
Angelo Verroca nasce a Cremona il 13 maggio 1964.
Il suo incontro con il disegno avviene molto presto. A quattro anni realizza una chiesa in prospettiva all’asilo di Sant’Agata; pochi anni dopo, durante le scuole elementari, vince un concorso promosso dalla Provincia di Cremona rappresentando una cascina della campagna cremonese. Sono le prime manifestazioni di un’attitudine che, pur non trasformandosi immediatamente in una formazione artistica tradizionale, resterà presente nel corso della sua vita.
Anche la dimensione familiare contribuisce a questo rapporto con l’arte. Lo zio paterno Franco Verroca, pittore e scultore, costituisce una presenza significativa nella memoria e nel percorso personale di Angelo. È proprio da una sua espressione, «Mi capitò di nascere», che Verroca sceglierà molti anni dopo di iniziare il racconto della propria storia.
La sua formazione segue tuttavia strade apparentemente lontane dal mondo artistico. Frequenta un istituto tecnico con indirizzo meccanico, dove incontra soprattutto il disegno tecnico, mentre parallelamente coltiva una forte passione per lo sport. Dopo il diploma frequenta l’I.S.E.F. e successivamente presta servizio militare in Marina. Proprio durante il servizio militare il disegno riemerge: realizza per il proprio contingente un’aquila ad ali spiegate che frantuma un tricolore in muratura, lavoro che gli procura le congratulazioni del comandante della base di Maristaeli Luni a Sarzana.
Terminata l’esperienza militare, Verroca intraprende gli studi di fisioterapia e si reca negli Stati Uniti per approfondire la propria formazione nell’ambito della riabilitazione ortopedica. Tornato nella città natale, apre uno studio di fisioterapia a Cremona e costruisce la propria attività professionale.
L’arte rimane a lungo una presenza intermittente, fino a quando torna a imporsi come necessità espressiva. Verroca riprende i colori e comincia a dipingere con continuità. Non proviene da un percorso accademico e non cerca di costruirne retrospettivamente uno: proprio questa autonomia diventa uno degli elementi caratterizzanti della sua esperienza. La creazione nasce dalla necessità di tradurre sentimenti, intuizioni, esperienze e stati d’animo in una forma visibile.
La sua concezione dell’arte è sintetizzata dalle sue stesse parole: «L’arte è sentimento, passione, emozione: in sostanza stato d’animo.»
Da questa libertà prende forma una produzione eterogenea. La pittura costituisce una componente importante del suo lavoro, con una particolare presenza dell’acrilico, utilizzato su tela, tavola, lino e supporti multistrato. A essa si affianca progressivamente la scultura, attraverso materiali come ferro, rame, ghisa, legno, ottone e bronzo.
Nel suo universo convivono il corpo e il ritratto, gli animali, il paesaggio, l’architettura, la dimensione spirituale, la memoria e l’immaginario contemporaneo. Non è quindi il soggetto a definire il lavoro di Verroca, quanto piuttosto la relazione tra elementi apparentemente distanti.
Uomo e natura, materia e pensiero, quotidianità e trascendenza, memoria e presente possono appartenere allo stesso spazio. L’opera non vuole necessariamente consegnare allo spettatore una spiegazione conclusa: lascia invece un margine di interpretazione, perché chi la osserva possa stabilire una propria relazione con ciò che vede.
Il 13 aprile 2019 Angelo Verroca presenta la sua prima mostra personale nel cuore del centro storico di Cremona, sotto il Battistero. Dipinti, sculture e installazioni vengono riuniti in un percorso nel quale l’uomo e la natura diventano protagonisti e attraverso il quale l’artista mette in relazione emozioni, pensiero e stati d’animo.
Da questa esperienza prende progressivamente forma Rapsodia, il progetto artistico di Angelo Verroca. Oggi il suo laboratorio d’arte contemporanea si trova immerso nella campagna cremonese, uno spazio dedicato alla creazione e alla sperimentazione, nel quale pittura, scultura, materia e natura entrano continuamente in relazione.
Il nome stesso racchiude una parte essenziale della sua poetica. Per Verroca l’universo è un sistema di relazioni: ogni elemento è legato agli altri da un filo invisibile. Pittura, scultura, uomo, natura, materia, memoria ed emozione possono così diventare frammenti di uno stesso racconto.
Una «rapsodia cosmica», come l’artista stesso l’ha definita.
Un percorso senza la pretesa di offrire risposte definitive, nel quale l’opera rimane soprattutto il luogo di un incontro: tra ciò che l’artista sente, ciò che riesce a trasformare in materia e ciò che lo spettatore, liberamente, vi riconosce.
